venerdì 6 marzo 2009
L'antimafia parte dall'informazione......ed anche dalla satira
“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.”
e per primi elencheremo siti fatti dai giovani per i giovani....
p.s....accanto metteremo anche l'indirizzo per il gruppo facebook ( date il vostro appoggio in cambio riceverete notizie molto interessanti!)
IL GRILLO DI PALERMO: forum di discussione giovanile con Blog collegato
......anche su facebook
FASCIO E MARTELLO: l'informazione giovane sulla mafia perchè un po' di sfotto ci sta sempre bene.Su facebook
RADIOMAFIOPOLI: sulla scia di Peppino Impastato....bello prenedere in giro la mafia con l'attore Giulio Cavalli. Su facebook
Telejato: Tv comunitaria di partinico per unire il serio al profano e qui si fanno tutti i nomi ed i cognomi dei cattivi. Su facebook
SITI DI INFORMAZIONE SULLA MAFIA
Blog Salvatore Borsellino : http://www.19luglio1992.com/
Blog di Benny Calasanzio: http://bennycalasanzio.blogspot.com/
Blog Pino Masciari: http://www.pinomasciari.org/
Pietro Orsatti : http://www.orsatti.info/ appunti per un racconto sociale
La voce di fiore : http://www.lavocedifiore.org/SPIP/
Antimafiaduemila : http://www.antimafiaduemila.com/
Casa della legalità: http://www.casadellalegalita.org/index.php
Raccolta blog e siti Casa delle legalità
lunedì 23 febbraio 2009
La borsa di Paolo Borsellino va a prendere il caffè
pubblicata dal blog Ribera Online
Vi ripropongo un post del 4 aprile 2008:
"Come vedete nella foto la borsa di cuoio del giudice Borsellino va in giro da sola tra le macerie di Via D'Amelio. Probabilmente andava a bere un caffè per riprendersi dallo spavento. Sappiamo che successivamente è ritornata, sempre da sola, al proprio posto sull'auto esplosa per i rilievi ufficiali. Secondo la giustizia italiana, infatti, le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godono di vita autonoma. La borsa di Borsellino, in particolare, riusciva ad aprirsi da sola ed i singoli oggetti presenti all'interno avevano la capacità di uscire fuori. Secondo alcune testimonianze attendibili, il giorno della strage una Agenda Rossa, nella quale Paolo Borsellino annotava particolari riservatissimi delle indagini, saltò fuori e preso un aereo si dileguò per il mondo. In Italia esiste gente strana che non credendo a questa verità assoluta voleva processare un tizio che si trovava accanto alla borsa. Sostenevano che fosse stato lui a prenderla e quindi a far sparire l'importantissima agenda. Come si vede chiaramente dalla foto questa è una bugia: la borsa cammina da sola. Il tizio è stato (giustamente) assolto. La sentenza sarà pubblicata dalle migliori riviste scientifiche.
lunedì 16 febbraio 2009
lunedì 26 gennaio 2009
Pizzini della legalità. Come posso fare di mio figlio un vero uomo d'onore?
Pizzini della legalità
COME POSSO FARE DI MIO FIGLIO
UN VERO UOMO D'ONORE?
di
Augusto Cavadi
Coppola Editore
Trapani 2008
Caro don Totò,
come c'è scritto sull'Ape di mio cugino Angelino, "Dio solo è grande. Ma lo zio Totò neppure scherza". E' per questo che - più brava a parlare con Dio che ad ascoltarlo - preferisco chiedere a Vossignoria qualche saggio consiglio su una questione che mi angustia molto.
Come ricorderà, ho due figliuoli. Per grazia del Signore, tutti e due maschi. Il primo è venuto su che è una meraviglia: alto, robusto, forte, coraggioso e paziente. Insomma, tutto la buonanima di suo padre, don Ciccio detto Arcangelo Michele per la sua incredibile capacità di far trovare gli oggetti smarriti, soprattutto se rubati. Il secondo, Carmelino, invece, mi dà pensieri a non finire. E dire che avevamo cominciato col piede giusto...
Alla nascita, quando abbiamo constatato che era proprio maschio come ci avevano detto quando mi avevano fatto i raggi, urla di esultanza con doveroso bacio del pisellino da parte di parenti ed amici in visita di rallegramenti.
Al battesimo - sedici anni fa, ma lo ricorderà, caro don Totò, come fosse la settimana scorsa - abbiamo avuto l'onore di dargli per padrino e per madrina Lei e la Sua gentilissima Signora Concetta (che prego di salutarmi caramente). Vero è che al processo, due mesi prima di passare a miglior vita, la buonanima di mio marito dichiarò che non vi avevamo scelto appositamente perché a quel tempo Lei risultava ufficialmente latitante; che avevamo pregato il maresciallo dei carabinieri e la sua consorte con cui ci eravamo recati alla Madrice in pompa magna; che avevamo cambiato idea, così su due piedi, perché ci eravamo incontrati con Vossignoria, del tutto per caso, alla dieci minuti prima della funzione, ricevendo una proposta a cui non ci eravamo sentiti di dire no in nome della vecchia amicizia: ma era una dichiarazione del tutto inventata - una minchiata la definì poeticamente l'avvocato di parte civile - e, come tale, fu infatti bollata dai giudici.
Poi mandammo il pupo all'asilo dalle suore: non dalle "Sorelle dell' Esodo avventuroso", quelle con i capelli sciolti al vento e la chitarra al collo, che sembrano animatrici di villaggi turistici e non ci hanno mai dato affidamento, ma dalle "Piissime Serve del sangue sgorgato dalla costola destra del Figlio flagellato e crocifisso", quelle coperte dalla fronte alle dita dei piedi che devono essere più timorate di Dio delle stesse immigrate musulmane che s'incontrano per strada con la testa fasciata. E là non fummo deluse: invece dei soliti catechismi colorati, tutte figure e figurine, dai titoli d'osteria ("C'è sempre qualcuno che paga per tutti") o di luoghi ancor meno nominabili ("Le gioie dell'amore senza limiti"), adottarono un catechismo solido solido scritto personalmente da un papa già santo (Pio IX o X, non ricordo bene): sa di quei catechismi che non si trovano ormai in nessuna libreria delle Paoline e che bisogna ordinare e fare ristampare apposta dall'editore "Piangenti e raggianti"... Insomma, quei bei catechismi di una volta con la domanda chiara e netta (del genere: "Che cosa ci insegna il quarto comandamento dettato sillaba per sillaba da Dio onnipotente a Mosé sul monte Sinai alle 9 e venti del 2345 avanti Cristo ?") e la risposta ancora più chiara e più netta (del genere: "Il quarto comandamento dettato sillaba per sillaba da Dio onnipotente a Mosè sul monte Sinai alle 9 e venti del 2345 avanti Cristo ci insegna ad onorare il padre e la madre in qualsiasi luogo, tempo e circostanza, obbedendo ciecamente a ogni ordine proveniente dalla loro bocca, anzi prevenendolo. Sia che si tratti di padre e madre naturali sia che si tratti di padre spirituale e di madre badessa sia che si tratti di padrini e madrine di battesimo o di cresima").
Dopo le scuole elementari dalle Piisime Serve etc. etc., abbiamo iscritto Carmelino dai Padri Salesiani per fargli frequentare dalla prima media all'ultimo anno di liceo scientifico. Veramente c'era qualche difficoltà perché le classi erano già al completo, ma la buonanima di mio marito - e fu questo l'ultimo regalo che fece con tanto amore alla sua famiglia, intendo alla sua famiglia piccola, prima di cadere sotto il piombo di mano ignota - parlò all'usciere del Sindaco che parlò al segretario del Presidente della Regione che parlò al Primario dell'Ospedale civico che parlò al Provinciale dei Gesuiti che parlò al Guardiano dei Cappuccini delle catacombe di via Cipressi che parlò con so più chi e che, insomma, alla fine, parlò col Direttore dei Salesiani che si dichiarò felice - data la rinomanza del cognome - di fare uno strappo alla regola e di accettare, in soprannumero, il nostro ragazzino.
Ma, caro don Totò, questi e altri innumerevoli accorgimenti (mio marito - Dio l'abbia in gloria e gli dia la pace che non trovò in terra pur avendola distribuita generosamente a tanti suoi amici in lite - lo aveva anche portato con sé a caccia di leprotti e di quaglie in modo che imparasse a familiarizzare con le armi e con il sangue: lui però s'impressionò a tal punto da diventare vegetariano) non sembrano dare i frutti sperati. Forse per il grave lutto familiare o forse per il cattivo esempio di qualche compagno o di qualche insegnante, sta di fatto che a sedici anni Carmelino non dà segni di maturità. Non sembra un picciotto d'onore, anzi neppure un picciriddu d'onore. Non che arrivi a pagare il biglietto del bus quando la mattina va a scuola (lo aveva fatto uno dei primi giorni, a settembre scorso, ma i compagni - giustamente - lo hanno talmente deriso che gli è passata la voglia di fare l'esibizionista) o che paghi la tassa di circolazione per il suo motorino (visto che non c'è l'obbligo di esporre il tagliando come nelle auto), ma ci sono molte - troppe - cose che non vanno.
Innanzitutto da un po' di mesi gli piace leggere. Legge non soltanto manuali e testi scolastici (questo lo capirei: un titolo di studio minimo oggi ci vuole anche per fare l'autista alla Regione siciliana, pensa se uno vuole diventare - come sarebbe nei desideri di famiglia - avvocato o notaio), ma anche romanzi, scritti di psicologia e persino di filosofia. Insomma legge anche libri che non è obbligatorio leggere, che fanno solo perdere tempo e distrarre dalle cose importanti della vita.
Non contento di leggere, Carmelino addirittura ama pensare. Sino a quando aveva nove o dieci anni lo si poteva capire con quella serie di perché e come mai. E' l'età in cui non ci si accontenta di ciò che si è sempre dato per ovvio. Ma è normale continuare così anche a quindici o sedici anni? Non c'è il pericolo di mettere in discussione quello che si è sempre ritenuto vero dalla maggior parte della gente? Non si rischia di diventare pazzi a chiedersi se la morale tradizionale proibisce davvero ciò che è ingiusto e prescrive davvero ciò che è sbagliato? Di questo passo, dove si potrà arrivare? A dubitare dei valori più sacri, dalla centralità della Famiglia come bene supremo da salvaguardare contro gay e conviventi all'onore della Patria da difendere contro i comunisti interni e contro i musulmani dei Paesi canaglia?
Da un figlio che legge e pure pensa c'è da aspettarsi tutto il peggio possibile. Immaginarsi se gli piace perfino scrivere. Ha cominciato con il giornaletto di scuola - dove si diverte a prendere in giro compagni e professori - ma ora si è messo in testa che vuole scrivere anche sul quotidiano che suo nonno porta a casa la sera dal Circolo dei civili. Ma perché non si accontenta dei videogiochi nella play- station e, se proprio vuole socializzare, di qualche scommessa alle corse clandestine di cavalli o alle lotte tra cani? Certo: per ora più di qualche lettera la direttore non gli possono pubblicare, ma che ne sappiamo noi se tra qualche anno passa ad articoli più lunghi? Che ne sappiamo se si espone alla discussione in pubblico delle sue idee, dimenticando che il segreto del successo della nostra famiglia è sempre stato nella fedeltà al detto "la meglio parola è quella che non si dice"? Come possiamo escludere che si capisca da che parte sta, impedendo a sé e ai familiari di schierarsi di volta in volta coi partiti più votati?
Come Le scrivevo sopra, caro don Totò, questo ritardo mentale di Carmelino, che ancora non mostra di concentrarsi sulle due cose che veramente contano in questa valle di lacrime - farsi rispettare anche dai più potenti e avere abbastanza soldi da comprare gli avversari che non si riesce a piegare in altro modo - , non so bene come spiegarmelo. Qui a casa tutti noi, compresa la buonanima di suo padre sino a che fu in vita, abbiamo fatto del nostro meglio. Temo che possa entrarci la cattiva influenza da parte o di qualche coetaneo o di qualche insegnante.
In particolare sospetto di una ragazzina della stessa classe e del professore di ginnastica. Lei, Marilena, è di quelle che camminano o con i jeans attillati o con la minigonna (purché, in un modo o nell'altro, le si noti il fondo schiena), che non sanno mai stare al proprio posto e che, soprattutto, devono mettere lingua su tutto (d'altronde è figlia di divorziati e, come dice il nostro bravo parroco, che ci si può aspettare da genitori divorziati se non drogati e buttanelle?). Pensi che tre settimane fa, in classe, mentre si discuteva di televisione e tutti - compresa la professoressa di lettere che è una buona mamma di famiglia, sposata con un medico dell'Asl, consigliere provinciale dell'Udc per giunta - cantavano le lodi del "Grande fratello" e della "Allegra cugina", la sgualdrinella ha gelato l'entusiasmo con due o tre parole: "Questi programmi sono stupidi e rendono stupidi chi li segue". La cosa ha colpito tanto quell'altro fessacchiotto di Carmelino che è tornato a casa, ci ha raccontato la discussione in classe e ha commentato, come sua conclusione, che se fin da piccolo avesse dedicato le ore sprecate con quella robaccia televisiva ad ascoltare un po' di musica classica o a sfogliare qualche riproduzione di quadri artistici, oggi non farebbe scena muta ogni qual volta gli capita - all'uscita da scuola - di fare strada insieme alla puttanella di Marilena.
Come se ciò non bastasse, ho il sospetto che anche il professore di educazione fisica ci metta lo zampino. Non ricordo il cognome - mi pare Stancanelli - ma è un tipo magro, ossuto, piuttosto alto. Forse uno dei pochissimi che si fa trovare in orario in palestra, fa lavorare effettivamente gli alunni, evita di perdere e di fare perdere tempo prezioso. Anche per questo parla poco. Ma, quando parla, fa danno. Come due mesi fa quando Carlo e Beppe, i due saputelli della classe, mentre facevano flessioni , stavano quasi per litigare discutendo se il fascismo fosse morto per sempre (come pensava Carlo) o se potesse rinascere in forme ancora più feroci (come pensava Beppe). A un certo punto Carlo ha l'idea balzana di fermarsi e di rivolgersi direttamente al professore che continuava zitto zitto a fare le sue flessioni dimostrative: "Ma Lei che ne pensa?". Quel cretino, a quanto poi mi ha raccontato tutto ammirato lo scemotto di mio figlio, invece di farsi i fatti propri, s'è lasciato scappare una delle solite sue frasi che non stanno né in cielo né in terra: "Non può rinascere perché non è mai morto. Il fascismo attuale si chiama mafia".
Mariolina e Stancanelli - o come cavolo si chiama - sono solo due esempi, quasi a caso, che spero rendano bene la gravità delle mie preoccupazioni. Secondo Lei, caro don Totò, cosa posso fare per essere sicura che Carmelino non imbocchi brutte strade e cresca come un vero uomo d'onore? Mi rivolgo a Lei con fiducia totale. Non solo perché di don Totò ne nasce uno per ogni generazione, ma perché ha già dato prova di sapere educare perfettamente i suoi figliuoli, sia i due maschi Nino e Benedetto che la femminuccia Rosalia (di quattordici anni, se non erro). Tutti sanno che, pur non avendo più di sessant'anni in tre, hanno saggezza da vendere anche ai più anziani del paesino: che Lei può andare e tornare dall'America tranquillo e che, perfino se dovesse capitarLe (Dio non voglia!) qualche imprevisto, i suoi ragazzi sarebbero già in grado di afferrare le redini del comando e di mantenerle saldamente. Anzi, sa che mi sta venendo in mente proprio mentre Le scrivo? Che forse, per un primo passo nell'educazione del mio Carmelino, si potrebbe farlo entrare nella comitiva dei Suoi figliuoli. Non c'è niente di più efficace - credo - del buon esempio dei coetanei. E poi non si sa mai: frequentandosi, Carmelino potrebbe innamorarsi della Sua brava Rosalia e - se così piacerà a loro e a Voi tutti - anche sposarla. Se diventa genero Suo, e dunque cognato di due bravi giovani come Nino e Benedetto, non dovrebbe finalmente svegliarsi anche lui?
Mi scusi se, con tanti pensieri che ha in testa, l'ho importunata con questo pizzino. Ho voluto confidarLe le angosce di una povera vedova, sperando in una risposta con tutto il Suo comodo. Ma se non mi dovesse rispondere, capirei lo stesso: sempre chiacchiere di femmina sono.
Agata B.
(vedova di Pino T. detto Arcangelo Michele)
domenica 25 gennaio 2009
Terza lezione del corso di Disinformazione
Utilizzati per banalizzare , ammorbidire e dare meno importanza ad un argomento che alla fine risulta svuotato del suo contenuto e significato.
Es: per minimizzare una guerra un certo armamento diventa un prodotto di alta tecnologia ed i morti civili sono "Danni collaterali"."Forze dell'ordine" invece di forze di polizia ," intervento aereo" invece di attacco, bombardamento o invasione, "maltrattamenti o violenza domestica" invece di aggressione sessuale.
In altri casi invece l'uso di un linguaggio tecnico , come il gergo giuridico, amministrativo o scientifico complica, quando non impedisce , alla maggior parte dei lettori di comprendere appieno il significato di certe notizie.
Allo stesso tempo mediante l'utilizzo di termini tecnici-specializzati si pretende di dare autorità e oggettività alla notizia , appoggiandosi sul carattere di indiscutibilità che viene attribuito a tutte le cose scientifiche.
ESPRESSIONI ORIENTATE
Sono "frasi fatte " che tendono a ripetersi nel linguaggio giornalistico utilizzate per orientare in un certo senso una descrizione apparentemente oggettiva.
Es: per giustificare le cariche della polizia si suole usare le seguenti espressioni: "La polizia si vide obbligata a caricare" o "Provocarono la carica della polizia" scaricando la responsabilità della violenza a coloro che si prendono le botte.
Se invece non si verificano cariche i giornali scrivono " Non ci sono stati incidenti". La formula non è del tutto innocente perchè sembra indicare che la cosa è un eccezzione conferendo un'immagine violenta a certi gruppi o collettivi.
Es con l'espressione "Fonti bene informate " si vuole dare credibilità ad informazioni ottenute da fonti inconfessabili, sospettose, o addirittura informazioni inventate.
Non dimentichiamo poi che LO STATO HA IL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA, contando migliaia di persone allenate e pagate per esercitarla sotto eufemismi come "Difesa" o " Sicurezza".
I celerini sono pagati tanto per controllare violentemente come per provocare violenza ; i soldati per risolvere violentemente i conflitti internazionali a favore di interessi economici o di potere.
STILI NARRATIVI
Per scrivere certe notizie si utilizzano spesso diversi stili narrativi ( epico, lirico, satirico, pubblicitario), cercando così di ottenere consenso o rifiuto verso alcuni fatti che se non fossero narrati in questa maniera potrebbero suscitare nel lettore impressioni non convenienti .
E qui mi fermo un bel po' perchè è importantissimo.
Nella definizione si parla di impressioni non convenienti ma si potrebbe benissimo dire SCHIFO ED INDIGNAZIONE!!!
Ed è questo che susciterebbe nello spettatore la rappresentazione cinematografica della vita di boss della mafia: una lunga lista di sentenze di morte a persone la cui unica colpa è stata quella di provare a cambiare le cose.
Peccato che la Tv ci tiene ai suoi spettatori ed ecco che li romanza, li fa diventare degli eroi contradditori che uccidevano si , però per rispetto del loro codice: come nella fiction "Il capo dei capi"
Naturalmente queste critiche erano già state fatte al canale che ha trasmesso il programma cioè Mediset ed ecco la loro risposta:
"La cronaca e la storia, per quanto scomode, non si possono ignorare. Il capo dei capi, come tutti quelli in precedenza mandati in onda su pagine drammatiche della vita del Paese, non fa altro che ricostruire fatti di cronaca col massimo rigore. L'importante è raccontare i fatti in maniera accurata e attendibile".
Peccato che un blogger della rete si pone una domanda : chi è Biagio Schirò?
Riporto solo la parte che interessa a noi
"L’ispettore Biagio Schirò, impersonato dall’iperaffascinante Daniele Liotti, non è mai esistito: mettiamoci l’anima in pace. Nella combriccola di un adolescente Totò Riina che muoveva i primi passi di piombo nel mondo della malavita organizzata non vi fu alcun “fuoruscito”.
In quel gruppetto non vi fu alcuno che decise di passare dalla parte della legge voltando le spalle agli amici : gli amici di Totò Riina avevano a suo tempo nomi pressocchè sconosciuti, ma diventati di grande peso negli anni. Quei nomi erano quelli di Luciano Liggio, più che un amico un mentore a dire il vero ed ex braccio destro di Michele Navarra, di Bernardo Provenzano e di Leoluca Bagarella.
Nessun Biagio Schirò. Nella fiction Riina invece patisce da parte di un amico tradimenti continui: sin dalla fuoruscita di Biagio dal gruppetto fino ai giorni precedenti la cattura dopo più di un ventennio di latitanza. Il grande capo, come si è visto nella fiction fin qui messa in onda, ha avuto diverse occasioni per sbarazzarsi dell’amico scomodo diventato sbirro e per giunta con il pallino di vederlo dietro le sbarre. Eppure non lo fa: nella puntata precedente gli assesta una badilata ed un paio di calcioni ma nulla di più.[...]
E li sono nati in me, urticanti, alcuni interrogativi. Perchè gli sceneggiatori hanno voluto umanizzare la figura di Totò Riina?
La scelta del boss di non uccidere Biagio, quando ne aveva avuto la possibilità, è un gesto di valore. Di altissimo valore umano, se si considera il contesto in cui una scelta del genere è maturata: in un ambiente in cui la vita altrui ha un valore vicino allo zero, specie quando rischia di intaccare e di indebolire gli equilibri e la sicurezza dell’organizzazione.
( qui tutto l'articolo)
Parlano del caso anche Celentano ed Irene Maugeri: ci sarebbe anche Mastella ma ve lo risparmio!
giovedì 22 gennaio 2009
Maniaci
Ma se il rapporto con la concorrenza diretta non è facile, di tutt'altro tono è quello con la stampa e le grandi televisioni. “A livello nazionale si sono interessati a noi le Iene, Uno Mattina e Sky. Nella mia regione sono in ottimi rapporti con Tgs, la tv del Giornale di Sicilia, e sono in stretto contatto con Rino Cascio, Rosa Ricciardi e Giuseppe Crapanzano del TgR”. Gli ultimi due, tra l’altro, sono stati ospiti del telegiornale di Telejato in occasione di “Siamo tutti Pino Maniaci”, iniziativa promossa qualche mese fa dall’associazione ‘Rita Atria’ (il nome è preso da una testimone di giustizia che si è tolta la vita all’età di 17 anni, una settimana dopo l’assassinio del giudice Paolo Borsellino, avvenuto il 19 luglio ’92 a Palermo). Ogni settimana Maniaci viene affiancato alla conduzione da personaggi di spicco del mondo del giornalismo, della giustizia, della politica e della società civile. “Col tempo la lista d’attesa si è fatta lunga”, spiega Maniaci, che vive ormai sotto la tutela delle forze dell’ordine. “Hanno aderito, tra gli altri, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, il presidente del Senato Renato Schifani, il senatore Beppe Lumia, i ragazzi del comitato di Addiopizzo”. Tutti insieme per portare concretamente un appoggio a Maniaci e non lasciarlo solo di fronte alle minacce dei boss. “Devo dire grazie a tutti quelli che vengono nei nostri studi per supportare quello che stiamo facendo. Questo perché nel sistema dell'informazione regionale Telejato ha un ruolo di primo piano, e tantissime notizie di cronaca passano prima da noi. Segno di un tasso di credibilità molto alto. Vuol dire che stiamo facendo bene”. Un dato confermato anche dal tipo di risposta che arriva dalla strada. “Per adesso si tratta di un sostegno sussurrato, tramite email, sms o pacche sulle spalle. Le persone temono per la propria incolumità, e non posso certo fargliene un torto. Mi piacerebbe però vedere da chi gestisce le leve del potere qualcosa di più di un semplice appoggio”.
Telejato è dunque un piccolo esempio di buon giornalismo italiano. Il nucleo principale è costituito dalla famiglia Maniaci. La moglie Patrizia Marchione, 43 anni, è la coordinatrice della redazione assieme a Pino. Poi c'è la figlia maggiore, Letizia, 23 anni, vincitrice nel 2005 del premio Maria Grazia Cutuli come miglior giornalista emergente. Si occupa delle riprese e della regia del tg. Ultimamente ha girato anche diversi servizi completi. Infine c'è l'altro figlio, Giovanni, 20 anni. “Lui è un po' più svogliato – dice sghignazzando il padre – ma quando c'è da portare una notizia non lo ferma nessuno. Pure Giovanni ha subito diverse intimidazioni”. Come conferma Reporter Senza Frontiere, secondo il quale l’intera famiglia Maniaci è tra gli obiettivi a rischio.
Assieme a una squadra di collaboratori esterni (tra i quali c’è quel Salvo Vitale collaboratore di Peppino Impastato, quasi si trattasse di un ideale passaggio di testimone), Telejato manda in onda ogni giorno alle 14 il proprio telegiornale, che col tempo è diventato un manifesto iconoclasta e strafottente nei confronti dei simboli del potere della criminalità organizzata. Due ore abbondanti di inchieste, cronaca locale e interviste. L’approccio non è di quelli che si direbbero ortodossi. La grafica utilizzata, tanto per dirne una, è una poderosa retromarcia tecnologica di un paio di decenni, con un uso delle dissolvenze che riporta alla mente i tempi edonistici di Ronald Regan e delle prime videocamere amatoriali. Così come la sigla di apertura, che sembra provenire dal nastro magnetico di qualche vecchia musicassetta sepolta nella polvere di un modernariato lasciato in disuso dalla voracità tecnologica della Storia.
E poi c’è lui, Maniaci. Davanti allo schermo è un misto tra un reporter d’assalto e un cabarettista satirico, complici quei baffoni castani che coprono i movimenti della bocca ma non il fluire delle parole. Una volta, per esempio, in durante un’inchiesta sui fumi provenienti da una distilleria di Partitico, ha vestito i panni di un novello Indiana Jones siculo per andare, armato di telecamera e microfono, “alla ricerca della puzza perduta”. Niente ironie, però, nonostante venga automatico sottolineare come un approccio simile alla notizia presti il fianco alle facili critiche di chi ha del giornalismo un’idea più convenzionale. Perché l’immagine di Maniaci che brandisce il filo del microfono come l’Harrison Ford dei tempi migliori ha un potere di sintesi che gode di grande appeal tra il pubblico di Telejato. Ed è l’elemento – lo sberleffo elevato al rango di inchiesta – che trova la propria dimensione migliore proprio nell’ampio spazio che il tg riserva ogni giorno alla cronaca mafiosa. E Maniaci ne ha davvero per tutti. “A Montelepre, cittadina in provincia di Palermo – dice – mio fratello fa l'assessore comunale. Il mio telegiornale se ne è occupato in varie occasioni. Una volta, per esempio, aveva aumentato ingiustificatamente il prezzo del pane, semplicemente perché gestiva un panificio. L'ho costretto, dopo il servizio che abbiamo messo in onda, a riabbassare il prezzo”.
Telejato ha assunto uno status così elevato a Partinico che in redazione è una continua staffetta di esponenti politici dell'attuale amministrazione comunale. Tutti a chiedere consigli a Maniaci sui provvedimenti da adottare e tutti sbeffeggiati in diretta tv se salta fuori qualche norma controversa. “Il punto – dice – è che ormai i miei confidenti principali sono i cittadini. Se brucia una macchina o succede qualcosa di strano la gente chiama me anziché le forze dell'ordine. E devo dire che nonostante l'esposizione mediatica le mie fonti non si sono lasciate intimorire”.
Non si vedono molti soldi nelle casse di questa emittente. “Noi siamo una tv comunitaria – spiega – Secondo la legge Mammì questo tipo di televisioni, che nascono in contrapposizione a quelle commerciali, si caratterizzano per l'assenza di scopi di lucro. In concreto, vuol dire che abbiamo il limite dei tre minuti di pubblicità l'ora. Ecco perché il telegiornale dura due ore, a volte anche due ore e mezzo. Con un lasso di tempo così ampio possiamo usufruire di due o tre fasce pubblicitarie, pari a circa sei minuti totali a puntata. Con gli introiti paghiamo la luce, il telefono, l'affitto e tutte quelle spese che ci permettono di trasmettere ogni giorno”.
Ma la mancanza di un guadagno consistente non lo preoccupa affatto. “Io vengo chiamato da tutta Italia per fare incontri con giornalisti, politici e studenti – dice – e lo faccio gratuitamente. Chiedo soltanto che mi venga pagato il biglietto aereo. Non mi piace che ci sia qualcuno che riceve soldi per fare sensibilizzazione contro Cosa nostra. Purtroppo c'è un tariffario ben preciso applicato a un certo carrozzone antimafia. Ed è qui che nascono i primi problemi”. Perché per Maniaci il punto di partenza di tutto il suo lavoro è soltanto uno. “Bisogna creare una linea di demarcazione fra noi e i mafiosi – dice – Non dobbiamo prendere il caffè con loro e tanto meno li dobbiamo salutare. È fondamentale invece sputtanarli e isolarli. Se riusciremo a fare questo moriranno da soli. Perché è la nostra paura e la nostra riverenza a fare di loro quello che sono. Io stesso ho paura, ma non lo vedranno mai”.
La cosa curiosa è che in una zona ad alta densità mafiosa come Partinico c’è un fermento di rinascita in continua espansione. Oltre a Telejato, infatti, c’è anche LiberaMente, blog di analisi e controinformazione politica dedicato alle vicende partinicesi e raggiungibile all’indirizzo http://www.partinico.info/. Gli ideatori del progetto sono due giornalisti siciliani, Walter Molino e Angelo Vitale. Il primo vive a Roma, dove è caporedattore del portale di scienza e tecnologia Karma-pa.it. Il secondo lavora per un’agenzia di relazioni pubbliche di Milano. Il blog è un archivio in continuo aggiornamento di notizie partinicesi.
Se non suonasse come un sinistro presagio – e conoscendo Maniaci in questo caso le imprecazioni scatterebbero di default – verrebbe da dire che a Partinico ciò che non ti uccide ti rende più forte. Davvero.
Manfredi Lamartina
domenica 11 gennaio 2009
Les petits arrangements de Berlusconi avec la loi
Fort d'une immunité taillée sur mesure, le chef du gouvernement italien s'apprête à lancer une véritable contre-réforme judiciaire. Pour mettre au pas ces juges qui osent lui réclamer des comptes.
Ce 9 octobre, via dei Giubbonari, à Rome, Silvio Berlusconi s'offre un bain de foule comme il les aime. Sa cote de sympathie, plus de 60%, est au nirvana; tout le monde se marche sur les pieds. Super Silvio, lui, marche sur l'eau. Dans la cohue, un bijoutier ose: "Président, n'êtes-vous pas préoccupé par tous vos procès en cours?" Berlusconi étire son sourire de madone: "Je n'en ai rien à foutre de tout ça! Je suis tranquille: j'ai déjà été acquitté 18 fois." Puis, face aux commerçants qui se plaignent que les affaires vont mal, il conclut par une bourrade: "Tenez bon. Nous allons tout arranger" - sa formule magique des jours de crise.
A peine réélu, il l'a d'ailleurs utilisée à son profit, en juillet, en faisant voter la loi Alfano, qui garantit, durant leur mandat, l'immunité aux quatre plus hautes autorités de l'Etat. Le résultat est épatant: alors que le Cavaliere était poursuivi à Milan pour avoir versé 600 000 dollars à un avocat britannique, David Mills, en échange de faux témoignages, le procès continue, mais sans lui. Les magistrats, ulcérés, en ont appelé à la Cour constitutionnelle, qui avait déjà rejeté une telle loi, dégoupillée en 2003 par le même Berlusconi afin de paralyser un autre procès pour corruption de magistrats. Verdict dans quelques mois. Le Pr Alessandro Pace, président de l'Association des constitutionnalistes, espère bien qu'il ira dans le même sens. Cet éminent juriste trouve proprement "hallucinant" le projet de réforme de la justice qui se profile.
On avait cru, avant sa troisième arrivée au pouvoir, en avril, en un "nouveau" Berlusconi, guéri de ses bouffées de sarcasmes à l'encontre des "toges rouges", tout entier voué au consensus et au bien public. C'était oublier sa hantise des casseroles et de la prison, sa boulimie d'invulnérabilité et de justice, la sienne, son puissant désir d'achever, une fois pour toutes, la grande réforme qu'il n'a pu mener à bien durant ses précédents mandats. Revoilà donc le Cavaliere de toujours, plus fort que jamais, porté par une majorité écrasante et une opposition aphone, prêt à prendre sa revanche sur une justice déjà mal en point.
Continue
RETURNE "Les supporters de Telejato"
Naples : un million de m3 de déchets illégaux découverts dans une carrière
ROME (AFP) — Les autorités italiennes ont annoncé avoir découvert dans une ancienne carrière et mis sous séquestre une importante décharge illégale à Naples (sud) contenant un million de m3 de déchets, à peu de distance du complexe hospitalier de la ville.
"Il s'agit d'une très grosse opération qui a commencé ce matin et qui est toujours en cours", a indiqué en fin de journée à l'AFP le responsable de l'opération, le commandant Salvatore Vaporieri, de la Garde des Finances, corps de militaires spécialisés dans les délits économiques et environnementaux.
"Les déchets que nous avons trouvés, considérés comme dangereux, sont principalement issus du secteur du bâtiment", comme des déchets ferreux ou encore des gravats, a-t-il précisé.
L'accès à cette carrière à ciel ouvert, qui se trouve sur une parcelle de terrain d'environ 290.000 mètres carrés, se fait par une route qui passe à proximité d'une entrée secondaire d'un des établissements du complexe hospitalier de Naples, selon l'agence Ansa.
Sur l'ensemble du site, des déchets ont été entassés sur plusieurs dizaines de mètres de hauteur, puis ont été aplanis pour permettre à des camions d'y rouler et de déverser leurs chargements. Des habitations et des cultures se trouvent à proximité de la carrière, peut-on voir sur des photos publiées par la Garde des Finances.
Naples et sa région sont placées depuis 14 ans en "état d'urgence déchets" ce qui a valu à l'Italie l'ouverture de poursuites en mai devant la Cour européenne de justice.
La mafia napolitaine, la Camorra, est particulièrement montrée du doigt pour sa responsabilité dans la crise car elle a infiltré le marché rémunérateur de la gestion des déchets.
Le 18 juillet, le gouvernement de Silvio Berlusconi avait proclamé la fin de l'"urgence déchets" et confirmé la mise en oeuvre d'un programme d'ouverture d'une dizaine de décharges ainsi que la construction de quatre incinérateurs, dont le premier devrait commencer à fonctionner en janvier prochain.
Article original
RETOURNE "Le supporteurs de Telejato"
ITALIE: La mondialisation, version mafieuse
Article publié le 23/09/2008 Dernière mise à jour le 23/09/2008 à 16:48 TU
Cinq cents militaires vont s’ajouter aux 3 000 déjà déployés dans les grandes villes italiennes pour lutter contre la criminalité, et notamment contre la mafia. La majorité des soldats sera envoyée dans la région de Naples où une fusillade a fait sept morts, dont six Africains, le 18 septembre.
La mondialisation, et tout ce qu’elle met en cause en termes de zones d’influence pour des pays qui se croyaient des superpuissances, n’inquiète pas que les Russes et les Américains quand ils regardent autour d’eux. La mafia napolitaine semble avoir les mêmes soucis.
Le jeudi 18 septembre a été fatal pour un patron italien d’une salle de jeux à Baia Verde. Son exécution par au moins six hommes équipés d’une kalachnikov et d’armes légères n’était malheureusement qu’un prélude à un massacre « record pour la région », comme l’a qualifié le responsable local de la police. En effet, vingt minutes plus tard, à Castel Volturno sur le littoral au nord de Naples, les mêmes assaillants utilisant les mêmes armes et des munitions identiques ont criblé de quelque 130 balles six Africains, surpris dans un atelier de confection. Toutes les victimes étaient originaires de l’Afrique de l’Ouest : du Liberia, du Togo et du Ghana.
La camorra et ses sous-traitants
Selon Giacomo di Gennaro, spécialiste en sociologie criminelle à Naples cité par l’AFP, « techniquement, cette fusillade porte la marque distinctive des Casalesi ». La région de Caserte, où le massacre a eu lieu, est le fief de ce clan, le plus puissant et le plus dangereux de la camorra, la mafia napolitaine. Le clan ambitionne de contrôler le trafic de drogue et la prostitution dans toute la province. Dans son livre Gomorra, qui a servi de base pour un film du même titre récompensé cette année au festival de Cannes, le journaliste Roberto Saviano décrit les Calesi comme une « confédération » de familles dont les activités dans les domaines aussi divers que le trafic de drogue, d’armes et de déchets toxiques, la prostitution, les travaux publics ou la grande distribution s’étendent jusqu’en Europe de l’Est. La camorra se mondialise, donc, mais en même temps elle commence à subir des effets de la mondialisation sur son propre territoire. Et cela, elle n’aime pas trop – et, visiblement, elle veut le faire savoir.
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ITALIE :Un pacte entre Berlusconi et la mafia ?
Le «numéro deux» de la mafia sicilienne, Antonino Giuffrè, aujourd’hui repenti, a révélé qu’un pacte a bien été conclu entre Cosa nostra et Forza Italia, en 1993, lorsque Berlusconi a décidé de créer ce parti sur les décombres de la Démocraties chrétienne et du Parti socialiste, qui jusque-là avaient été les «référents politiques» de l’organisation mafieuse.
Janvier 1993. Quelques mois à peine après les assassinats retentissants des juges Giovanni Falcone et Paolo Borsellino, «coupables» aux yeux de Cosa nostra d’avoir fait condamner à la réclusion à vie presque tous les capi de la mafia sicilienne, le «numéro un» de Cosa nostra est à son tour arrêté. Toto’ Riina et son remplaçant Bernardo Provenzano (en fuite depuis près de trente ans) comprennent alors que leur organisation est plus que menacée de disparition. Car leurs deux «parrains politiques» -la Démocratie chrétienne d’Andreotti et le parti socialiste de Craxi- sont très affaiblis par l’opération «mains propres» des juges milanais, et, plus grave, incapables de «respecter les pactes» conclus avec Cosa Nostra.
Pour cela, deux leaders démocrates-chrétiens proches d’Andreotti comme de la mafia sont assassinés. Mais cela ne suffit pas: il faut aussi d’autres «référents» et d’autres «garants», à Rome comme à Milan ou à Turin; mais aussi ouvrir une autre «saison», en changeant de méthode: laisser tomber la «stratégie des attentats» tous azimuts contre l’Etat et ses représentants au profit d’un retour à la «stratégie du silence» ou de l’omerta. Pour continuer à contrôler les trafics et les marchés les plus juteux de l’île méditerranéenne
Au même moment, des démocrates-chrétiens et des socialistes, littéralement décimés par les juges milanais enquêtant sur la corruption, songent de leur côté à créer un nouveau parti centriste, autour de l’homme d’affaires richissime Silvio Berlusconi, qui ne peut désormais compter ni sur Bettino Craxi (en exil à Hammamet) ni sur Giulio Andreotti (mis en examen à Palerme par les magistrats enquêtant sur Cosa nostra).
Une coïncidence très troublante
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IL DIVO De Paolo Sorrentino: Dans la peau d'Andreotti
Le film est porté par le jeu de Toni Servillo, qui s'est composé le masque impénétrable et la silhouette étriquée du leader politique.
Avec Toni Servillo, Anna Bonnaiuto, Fanny Ardant. 1 h 40
Vu de ce côté-ci des Alpes, dresser le portrait d'un dirigeant démocrate-chrétien n'a rien d'enthousiasmant. Mais si cet homme résume l'histoire politique italienne, y compris ses aspects les moins affriolants - les liens supposés du pouvoir avec la Mafia, la loge P2, les Brigades rouges, les néofascistes, des officines du Vatican... - et si le réalisateur filme cette métaphore du pouvoir à la manière de Fellini, alors le sujet devient passionnant. « Il Divo », portrait baroque de Giulio Andreotti, prix du jury au Festival de Cannes, est le plus cadeau offert par le cinéma en cette fin d'année.
Figure centrale de la vie politique italienne, Andreotti a été élu député à vingt-six ans en 1945 et il poursuit aujourd'hui sa carrière d'un train de sénateur à vie. Il a été sept fois président du Conseil, vingt-cinq fois ministre : un record. Omniprésent, il est un témoin capital des attentats d'extrême-droite, des exécutions d'extrême-gauche, des meurtres de juges (Falcone), des morts suspectes de banquiers, de député, de journaliste. Est-il plus qu'un simple témoin ? La question brûle les lèvres. La juxtaposition de ces faits et de la carrière de celui à qui sa longévité exceptionnelle a valu mille sobriquets - l'Inoxydable, le Sphinx, le Bossu, le Renard, le Petit Bossu, La Salamandre - pourrait le laisser penser. Mais il n'y a jamais eu de preuve. Et, après de nombreuses années de procédure et une condamnation à vingt-quatre ans de prison, Andreotti a été blanchi par la Cour de cassation. « Il n'y a que les guerres puniques dont on ne m'a pas accusé », a toujours plaidé Andreotti, roi de la formule (voir encadré).
C'est une vacherie »
Paolo Sorrentino franchit la ligne jaune - de la présomption d'innocence - en imaginant mille choses, y compris une rencontre entre le chef de la DC et Toto Riina, l'un des parrains de la Mafia, tombé depuis. Seule certitude : Andreotti est sorti furieux d'une projection privée du film. « C'est très méchant, une vacherie », se serait écrié celui qui n'élève jamais la voix. Le réalisateur se défend d'avoir fait un film politique. Il ne revendique pas la filiation des cinéastes « engagés », Francesco Rosi, Elio Petri, etc., malgré son respect pour eux. Il se sent plus proche de Fellini, et son film favori est « Huit et demi » (1963), récit des angoisses, incertitudes, fantasmes du créateur interprété par son double éternel, Marcello Mastroianni. CONTINUE
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Saviano : «La mafia prospère partout où il n'y a plus d'État»
25/11/2008
INTERVIEW - Deux ans après la parution du livre Gomorra, best-seller qui s'est vendu en Italie à 1,8 million d'exemplaires (1) et a inspiré un film, son auteur, jeune journaliste de 29 ans, est devenu célèbre pour avoir affronté « la pieuvre », ce qui lui vaut des menaces de mort. Il prend la parole sur ses conditions de vie de reclus sous escorte, sur ses projets, sur la mafia d'aujourd'hui. Sans détours.
Nous avons rencontré l'auteur de Gomorra samedi dernier, dans un grand hôtel parisien. Très protégé, tenu à l'écart, entouré par cinq gardes du corps, Roberto Saviano venait d'effectuer la veille une brève visite en France pour participer à une réunion européenne sur «l'argent de la drogue» organisée par la Mission interministérielle de lutte contre la drogue et la toxicomanie (MILDT). Le rendez-vous avait été pris au petit matin, avant son retour à Rome. Le jeune écrivain nous a semblé très fatigué. Lors de notre précédente rencontre, à l'occasion de la sortie de son livre, il vivait discret, mais sa protection n'était pas aussi importante qu'aujourd'hui. Il conservait une joie de vivre très séduisante. Aujourd'hui, avec le succès du roman puis du film Gomorra, il semble pris par le doute. Il ne regrette pas ce succès, mais il lui pèse à plus d'un titre. À plusieurs reprises dans l'entretien, il n'achève pas quelques phrases. Il explique qu'il conserve cette volonté d'écrire mais qu'il est difficile de se savoir toujours menacé. Malgré tout, il retrouve sa vivacité quand il évoque ses « maîtres », Chalamov, Primo Levi, Herling. Dans l'entretien qu'il nous a accordé, il expose sa vision de la mondialisation, du péril mafieux mais aussi ses doutes d'écrivain, en butte à des critiques sourdes, engagé dans un combat qui ne doit pas finir par le dévorer.
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lunedì 5 gennaio 2009
Seconda parte corso di disinformazione
p.s. per ingrandire
DECONTESTUALIZZAZIONE
Anche nel caso in cui la notizia risponda alla domanda 6 , il 'perchè?'può essere spiegato solo in base alle sue ragioni più immediate e accessorie , senza permettere al lettore di arrivare alla situazione di partenza che originò il fatto.
Ricordiamo che la realtà è molto complessa ed i fatti non si producono in modo isolato ma sulla stampa di solito sono presentati come indipendenti uno dall'altro, senza legami con altri aspetti della realtà che spesso sono la LORO CAUSA OD ORIGINE.
Il contesto passato è fondamentale per comprendere la notizia.
Il risultato è che quando questi elementi mancano, il lettore farà fatica a formarsi una propria opinione e quindi IL GIORNALE POTRA' IMPORRE LA SUA!
La decontestualizzazione è di due tipi:
a) Decontestualizzazione storica: omissione dei fatti antecedenti politici, economici, sociali, internazionali, ecc che però permettono di comprendere i fatti attuali
b) Notizie-puzzle: dispersione e frammentazione dei differenti aspetti e cause/conseguenze di un fatto che impedisce una visione d'insieme.
La frammentazione può essere nel tempo( pubblicazione in date distinte) e/o spazio( ad esempio la rubrica economica li studia solo sotto questo aspetto mentre le implicazioni sociali sono in un'altra)
ESEMPIO
Questa pagina del Resto del Carlino è dedicata al Berlusconi show infatti ne combina e ne dice di tutti in colori: leggetevi anche l'articolo 'Il cavaliere vuole regolamentare internet': al G8 parlerà di questo!!!...ops scusate non sto facendo la brava giornalista ma sto imponendo una mia opinione.
La notizia riportata come potete vedere è completamente decontestualizzata dalla realtà televisiva e dell'informazione italiana: non viene riportato da nessuna parte che Berlusconi e proprietario di fatto delle 3 TV Mediaset e per elezione ( ..ma chi l'ha votato? ) delle altre 3.
E cosa fa? Aumenta l'IVA a Sky così questa aumenterà l'abbonamento ai suoi clienti e molti saranno costretti a disdire....dovranno rinunciare della fonte di informazione meno manipolata dal potere!
Vogliamo invece ricordare al nostro amico Berlusconi che c'è crisi!!!
Forse è meglio che lasci stare la Pay -Tv ed inizi veramente a pensare al bene degli italiani!!
Ho aggiunto poi anche il BREVIARIO ( qui trascritto ) perchè il giornalista va ricordato per aver usato tutte le semplificazioni possibili della vicenda.
1) ridurre l'abbonamento di Sky al solo calcio
2)l'ho sminuito agli occhi del lettore con un fatto secondo lui più grave come la retroattività del bonus ambientale Tremonti
3)l'ha paragonato a delle sigarette : io non fumo ma l'informazione è un mio diritto!
4) ha ricordato gli interessi faraonici di Murdoch ( Grillo insegna....quando lo vuoi contestare basta dire che ha un sacco di soldi!!!)
5) ha ricordato il precedente del 95 ( ricordiamo precedente completamente decontestualizzato come per l'altro articolo)
Grazie per questa perla di disinformazione....
Articolo collegato al corso di Disinformazione
La causa sbagliata
di Andrea Cangini
LE COSE CAMBIANO, e non c'è politico che non adegui le proprie opinioni al mutamento di contesti e convenienze. Il punto allora, non è che nel '95 i maggiorenti dall'attuale Pd attaccarono Berlusconi per aver fissato l'Iva sulla pay tv al 10% anzichè al 19, mentre ora lo attaccano per averla portata al 20. Il punto è che , tra i tanti possibili, il Pd ha scelto di cavalcare proprio questo aspetto del decreto anti-crisi. Non, ad esempio , la retroattività del bonus ambientale che ieri Tremonti s'è dovuto rimangiare, ma il calcio in Tv.
Scelta tattica, ma miope. Veltroni e compagni hanno privilegiato il tema più popolare . Non etico , certo, ma popolare: il diritto alla diretta per la nazione che si sente tale solo quando gioca la nazionale. Hanno dunque spacciato per bene primario quel che è voluttuario ( L'abbonamento a Sky, pari a un bel pacchetto di tassatissime sigarete per chi fuma), hanno fatto quadrato attorno ai faraonici interessi di un magnate destrorso come Murdoch, e sono stati sbugiardati da due loro miti del passato Romano Prodi e l'Unione Europea. Passato remoto naturalmente. Perchè , appunto, le cose cambiano : per il Pd Prodi è infatti diventato un guastafeste e i sacri parametri di Maastricht un vincolo da superare.
martedì 30 dicembre 2008
CRISI DELLA LEGALITA' E DEMOCRAZIA Luigi Ciotti
E’ bene chiarire fin d’ora che sono DI PARTE, perché sto da una parte sola: quella della giustizia, della legalità e della trasparenza, dei diritti e della dignità di ogni persona umana.
Perché alcune leggi non svolgono il loro compito prioritario, ossia la difesa dei più deboli, ma anzi sembrano pensate e scritte per difendere i più forti e potenti?
Perché la legge da strumento al servizio della giustizia si presenta troppo spesso come elemento che non solo la ostacola ma la sospende o la contraddice ( condoni)?
Innanzi tutto per anni abbiamo pensato fosse sufficiente la bontà individuale per poter cambiare il mondo.
L’esperienza ci ha dimostrato che la sola bontà non basta : crea assistenza e soprattutto non rimuove le cause che generano ingiustizie e disuguaglianze .
Strada facendo siamo diventati sempre più consapevoli del fatto che per promuovere democrazia, legalità, diritti non basta essere buoni , me occorrono ‘buone leggi’.
Queste diventano necessarie per fronteggiare la miseria , ma allo stesso tempo denunciare quei meccanismi che la determinano.
Purtroppo oggi il ‘buono e giusto ‘ , di cui le norme e codici dovrebbero essere lo strumento , sta interamente dentro la cultura ed i cuori delle persone.
E’ poi necessario rompere la contiguità tra la politica istituzionale e le pratiche dell’illegalità: la politica oggi è molto influenzata dalle mafie.
La legge poi non va presa come qualcosa di assoluto ma va interpretata alla luce dei bisogni, dei diritti, delle persone: abbiamo il dovere di fare emergere i nodi, le contraddizione e le ingiustizie che si creano.
Ma anche le leggi da sole non bastano per cambiare i costumi sociali infatti se non sono accompagnate a processi educativi per percorsi di legalità, queste prima o poi verranno disattese, ridicolizzate , sospese, per privilegiare logiche di furbizia e tornaconto personale.
Succede così che si modificano leggi sulla spinta emotiva o ideologica, come è accaduto per le leggi sugli immigrati e droga peccato che siano solo baratti, furbizie , compromessi per avere consensi elettorali.
IL BUON GOVERNO è dato da leggi capaci di avvicinarsi al ‘giusto e buono’ e non da sentimentalismi o da leadership costruite con l’aiuto dei mass media.
BUONE LEGGI E BUONI COSTUMI
BUONE LEGGI. Come già discusso oggi ci troviamo in una situazione di PRECARIATO DEI DIRITTI: senza di queste ci troviamo in balia del più forte.
Ma la vita delle persone viene prima di tutto perché ne è il fondamento! Abbiamo quindi bisogno di leggi capaci di restituire vita e dignità alle persone.
La criminalità organizzata si muove all’interno di questa logica: occupa lo spazio lasciato vuoto dalla legge per dare risposte concrete a chi ne ha bisogno….peccato che le mafie con quel favore erogato acquistano la libertà di chi è in necessità.
E di BUONI COSTUMI…ossia la capacità di interiorizzare la legge perché è importante per raggiungere la giustizia: senza questa educazione è inevitabile che venga sentita come un ostacolo alla libera iniziativa individuale.
E’ indispensabile poi capire che l’altro con cui conviviamo non è una minaccia ma una parte fondamentale del tessuto sociale in cui viviamo.
Alla logica dell’utilitarismo individuale la legge contrappone l’etica sociale.
Migliorare le condizioni di tutti e di ciascuno è condizione fondamentale e urgente se si vuole migliorare la vita di tutti e di ciascuno…..per migliorare l’intero CORPO SOCIALE.
Apparire, vincere ed arricchirsi individulamente
….spiace constatarlo ma questo sembra essere l’orizzonte dominante in cui ci muoviamo.
E’ altrettanto spiacevole constatare che segmenti consistenti del mondo politico hanno contribuito a diffondere questa mentalità.
Status symbol, potere , ricchezza, vincere ed apparire…sono le categorie dominanti e sembrano le uniche possibili. Dentro questa logica non c’è spazio per un pensare sociale, per un agire politico per una concreta attenzione al ‘bene comune’. Il solo bene possibile è quello individuale, AD OGNI COSTO!
Per estraniarci da tutto questo dobbiamo avere il coraggio di essere inadeguati rispetto il modello culturale, oggi molto in voga, dell’immagine, della prestazione, della ricchezza, del possesso. Che piaccia o meno da questo orizzonte culturale dobbiamo prendere le distanze.
Questa “cultura” ha provocato , alla fine dgli anni 80, un grande cambiamento del mondo giovanile: l’allontanamento dalla politica.
Così ci ritroviamo , specie tra i giovani, una sottocultura, un nuovo lessico, un nuovo modo di gestire il tempo libero…..IL DIVERTIMENTO. E’ un modo completamente nuovo di riappropriarsi della notte. E poi si cade nella trasgressione perchè, dopo tante suggestioni di ricchezza e perfezione,il confronto con la vita vera, fatta di fatiche, problemi, mancanza di lavoro, insicurezza, fragilità, diventa insostenibile e molti si rifugiano in fughe e ripiegamenti ( droghe, alcool , dipendenze).
NOI DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI ESSERE INADEGUATI.
Furbizie, tornaconti personali, favori.
…ne siamo testimoni ogni giorno. Per ogni problema è meglio avere a disposizione ”un amico” che una certezza del diritto. E’ uno stile diffuso e radicato, funzionale soprattutto a rafforzare il potere dell’amico di turno che a volte promette anche cose che non potrà mantenere, pur di rafforzare l’immagine del suo potere ed estendere il consenso alla sua persona.
Questo però diffonde la certezza che la persona è meglio della legge e che è più vantaggioso rivolgersi al “politico-amico” che non al garante del diritto.
Qui c’è stata una grande mancanza da parte della associazioni di volontariato infatti il loro impegno sociale si è rivolto principalmente agli esclusi, agli emarginati ma si sono dimenticati degli INCLUSI. Le associazione e cooperative devono recuperare anche una dimensione di impegno, prevenzione, informazione, coinvolgimento ed attenzione, RISPETTO IL MONDO DEGLI INCLUSI. Purtroppo però la realtà ci dimostra che la POLITICA CATTIVA è quella che si afferma più facilmente, non solo nelle aule parlamentari ed istituzioni locali ma anche nel sociale.
Forti con i deboli e deboli con i forti
….è una piaga nota: pugno di ferro con i “poveri cristi” che non possono difendersi e guanti di velluto per tanti, troppi privilegiati che inventano di tutto per evitare di confrontarsi con la legge.
Gli esempi non mancano , sono noti. Così come sono evidenti i danni di questo stile e cattivo malcostume: galere strapiene di cittadini dimenticati da Dio, morti per mafie che continuano ad aumentare, persone sempre più sole ed esposte al rischio di abbandono e di povertà.
Ma giustizia e politica devono andare nella direzione opposta : dalla parte di chi è più debole e meno garantito. Perché solo migliorando le condizioni degli ultimi della fila si migliora la vita anche di quanti sono più garantiti.
ESISTONO DAVVERO 2 PESI E 2 MISURE
Forti con i deboli e deboli con i forti. Ma anche severi con chi sbaglia poco e permissivi e blandi con chi ruba e sbaglia tanto. L’etica deve registrare anche questa incoerenza.
Alcuni reati infatti sono spesso praticati dentro logiche di necessità. Molti tossicodipendenti rubano, scippano…. perchè vivono una fragilità che impoverisce la loro libertà. Ma gli illeciti oggetto del condono al contrario , sono dentro una più ampia possibilità di libertà: costruire case abusive è una precisa scelta, funzionale al proprio tornaconto, in contrapposizione al bene comune ed alle leggi vigenti.
Scoprire che la ”logica del condono” è illogica può far male ma è la pura verità.
La pratica del condono resta una scelta politica ingiustificabile.
Reiterare condoni crea , dal punto di vista dei consumi, una sfiducia nella capacità dello Stato di mantenere fede ai propri proclami e alle proprie leggi. Svuotare le legge della sua forza vincolante per tutti crea uno sfilacciamneto della coesione sociale. Le leggi non devono essere pensate come buoni principi o semplici esortazioni ma devono restare testi vincolanti per tutti e per ciascuno.
Il condono invece conferma il fatto che la legge è semplicemente una voce grossa , ma la realtà è un’altra e va oltre la legge.
Dal punto di vista dell’educazione alla legalità è diseducativo e nocivo ed inoltre la pratica dei condoni rafforza l’attenzione agli interessi personali contro il bene comune.
Se il principio della furbizia viene elevato a sistema chi è più fragile e meno attento a una cittadinanza adulta e solidale si sente quasi invitato a cercare delle scappatoie ai suoi doveri sociali.
Il vero pericolo del condono è proprio questo : con pratiche di questo tipo la legge viene interpretata e vissuta non come uno strumento al servizio della solidarietà e dell’uguaglianza , ma come un peso da evitare ed allontanare.
Severità contro la droga, illegale, e convivenza se non incentivi per le droghe legali: tabacco ed alcool finanziano settori pubblici di rilievo mentre sulla “droga” si tentano campagne elettorali e ricerca di consensi.
Lotta alle dipendenze mentre continua a crescere l’incentivo per ogni forma di gioco d’azzardo: le sale Bingo si estendono a macchia d’olio mentre il lotto finanzia le opere di restauro del nostro patrimonio culturale, i video poker diventano per tanti gli unici compagni a pagamento in grado di contrastare la noia e creare nuove dipendenze.
Sono queste doppie moralità il segnale che qualcosa non funziona e che la legalità è piegata ad altri scopi, utilizzata per ottenere consenso elettorale o strumentalizzata per altre finalità.
Sono schizofrenie come queste a disorientare e a contribuire alla diffusione di una mentalità ricca di alibi per poter disattendere il senso e le forma della legge.
Infatti non è possibile, se tutti dicono di voler combattere le mafie, che esse continuino a prosperare.
AI PARTITI CHIEDIAMO UNA AUTOREGOLAMENTAZIONE perché chi subisce delle condanne deve restare fuori, non può nascondersi tra i banchi del Parlamento: invece troviamo chi ha problemi di giustizia irrisolti anche nella commissione giustizia e addirittura in Commissione Antimafia.
Semplificare e confondere le idee, per aggirare la legge.
Prendi una realtà complessa, semplifica il tutto e trasforma un frammento di verità nel tutto. Fai girare la voce e non stancarti di ripetere quanto ottenuto, a proposito e a sproposito: il risultato sarà che una mezza bugia è diventata realtà. E non solo, avrai anche addormentato le coscienze e le avrai diseducate ad abitare la complessità sociale.
Chi tenta di perseguire la giustizia nei confronti di un imputato potente è un “comunista” che usa il suo potere per interessi di parte.
Semplificare e “parlare al cuore della gente” può voler dire che non è necessario usare la testa: basta il consenso emotivo. Se viene meno però la partecipazione democratica, fatta anche di diverse fonti di informazione, il primo problema è la crescita dell’illegalità, mentre la legalità finisce per essere solo un ostacolo per il manovratore.
Dobbiamo collegare le parole alla vita reale: troppe sono quelle abusate e strumentalizzate come pace, giustizia, diritti.
E anche legalità che significa rispetto delle regole da parte di tutti, anche dei potenti, che hanno schiere di avvocati pronti a tutto per difenderli quando sbagliano.
Assistiamo dunque ad una grave crisi della legalità nel nostro paese: uno Stato che aumenta sempre più l’area del penale e diminuisce sempre più quella del sociale. Se è vero che la legge è nata per difendere i più deboli, la crisi della legalità è testimoniata dai tanti che sotto gli occhi di tutti vengono abbandonati al proprio destino.
Inoltre la giustizia non è una virtù personale, ma un valore di dimensione sociale.
Trasgredire, disattendere, barare, tradire, deridere la legalità non costituiscono quindi una colpa per la persona in causa MA E’ UNA FERITA PER L’INTERA COMUNITA’.
Chi ricopre ruoli di funzione pubblica , anche insegnanti ed educatori, e tenuto all’onesta non solo per la propria coscienza , ma anche perché rappresentante del sistema sociale.
C’è una DOPPIA ETICA: quella personale e quella collettiva, sociale, comunitaria.
Chi ha una funzione pubblica non crea solo cattivo esempio, ma proprio perché l’esempio crea imitazione, ci troviamo di fronte a dei veri e propri cattivi maestri dell’illegalità.
Dividere in parti uguali tra diseguali
Dividere in parti uguali tra diseguali è il massimo dell’ingiustizia.
Cresce la voglia di condivisione tra uguali, amici, parenti, vicini di casa ma si fugge dalla diversità, meglio se rimane lontano e possibilmente ben nascosta.
Quando però è necessario proporre uguaglianza nel contesto delle sanzioni, allora è bene riprendere le distinzioni:al debole sanzioni forti, al forte sanzioni deboli: alla forza della legge subentra così la legge della forza. E questo vale anche quando si devono fare delle scelte e non posso non arrabbiarmi di fronte a quelle politiche che spesso sono troppo prudenti. La stragrande maggioranza delle associazioni e dei movimenti è fortemente arrabbiata, è necessario che la nostra politica si sviluppi anche attraverso scelte coraggiose.
Fermarsi alla legalità
….è il rischio in cui tutti possono cadere. La legalità non è un valore a se ma un bene fondamentale. E’ uno strumento indispensabile perché i valori di giustizia, della nonviolenza, dell’equità e della partecipazione al bene comune possano avanzare. Oltre la legalità si trovano diritti e dignità umana. Fermarsi alla legalità può diventare il massimo dell’illegalità, l’esaltazione della forma contro la sostanza data dalla giustizia.
Perché nessuno si chiuda in una cultura delle norma che schiaccia la persona e rende impossibile creare cambiamento. Dobbiamo osare affermarlo : è tanto ingiusto e scorretto cambiare le regole per trarre vantaggio di parte quanto non cambiare nulla per difendere i propri privilegi. Anche in questo punto c’è schizofrenia, a volte ci si irrigidisce sull’aspetto formale della norma anche quando è negata la sostanza, altre volte la legge diventa inviolabile, sacra e assoluta.
Il rispetto della legge non ci deve frenare dal dovere di correggerla e di migliorarla quando questa è in contrasto con il senso di giustizia e con la difesa del debole.,.
Ad esempio la restituzione alle comunità locali dei beni che prima avevano rappresentato la forza dei mafiosi è una vittoria: è in grado di riaffermare il primato della legalità e della democrazia, creando servizi e vivibilità, AFFERMANDO COSI’ LA CONVENIENZA DELL’ANTIMAFIA.
Anche se rimane il rischio che la mafia cerchi di infilarsi in questo circolo virtuoso per farlo saltare da dentro senza minacce o intimidazioni ( che cmq ci sono state).
Per guardare al futuro è necessario sottolineare l’importanza di costruire una politica etica che contrasti l’illegalità a partire da 2 elementi fondamentali: LA CONTEMPORANEITA’ degli interventi, e non la saltuarietà degli interventi, per cui si affrontano certe cose e poi altre senza affrontare i problemi nel loro insieme, e LA CONTINUITA’.
Questa costruzione poggia su dei precisi pilastri:
Il primo comporta un senso di riconoscenza al grande lavoro della magistratura, delle forze dell’ordine, degli organi investigativi….
Ma non basta un giudizio penale, bisogna poter dare anche un giudizio politico per non candidare a un ruolo politico persone che hanno vicende giudiziarie pesanti.
Il secondo pilastro è lo sviluppo sociale
C’è bisogno di politiche sociali. Purtroppo oggi nel nostro paese i diritti sono resi fragili, a volte non esigibili: mentre non dovrebbero essere in balia né di maggioranze politiche né di dati economici. Altrimenti diventano non diritti, minacciati ancor più da una cultura che vede i problemi sociali come un freno alla modernità, allo sviluppo, al progresso…
Il terzo pilastro è quello della prevenzione
Non intesa come difesa della mafie, dall’usura, dalla droga…..ma come promozione di spazi di opportunità, di servizi, di percorsi operativi per andare incontro alla gente.
Il quarto pilastro sono i percorsi educativi
I ragazzi hanno bisogno di adulti che scommettano su di loro, che credono nei giovani, che non li usano e non li celebrano.
Dobbiamo smetterla con la semplificazione che i giovani sono “il nostro futuro”. I ragazzi sono per la società di oggi, non sono contenitori da riempire ma persone con fantasia, capacità e creatività che devono poter esprimere. I ragazzi non hanno bisogno di adulti privi di difetti ma adulti capaci di passione e autenticità che credono nella loro potenzialità.
Il quinto pilastro è l’informazione
Perché la gente possa vedere e non solo guardare , ascoltare e non solo sentire, capire e non solo sapere.
Abbiamo bisogno di una informazione coraggiosa, che non fa sconti a nessuno; meno informazione vuol dire meno partecipazione e meno democrazia.
C’è un diritto ad informare ed essere informati : abbiamo bisogno di cose vere, di storie e persone e non fermarsi solo alla facciata dei problemi ma di scendere in profondità, sia nelle cose scomode e negative, come nella conoscenza dei percorsi positivi, che dimostrano che c’è tanta gente, tanti gruppi seriamente impegnati per la legalità e democrazia.
Il sesto pilastro è la lotta alla criminalità e alle mafie di tutta la società
Lo si fa dando sostegno alle vittime non solo nei giorni vicini alla tragedia, ma con continuità, perché il dolore e la rabbia hanno tempi lunghissimi.
E lo si fa colpendo le mafie nei loro interessi, più fondamentali, gli INTERESSI ECONOMICI, soprattutto con la confisca dei beni ed il loro uso comune.
Lo si fa aiutando i figli, i ragazzi nel giro della mafia , capitolo difficilissimo perché, perché questi ragazzi respirano questo sentire, nella cultura mafiosa sono cresciuti.
Lo si fa con più attenzione per i testimoni di giustizia, persone che hanno visto fatti gravi e hanno testimoniato ma che spesso vengono usati ed abbandonati.
Il settimo pilastro è la necessità , oggi, di leggere questi problemi anche in una dimensione Internazionale.
C’è ormai una globalizzazione della criminalità, una alleanza fra le mafie internazionali quindi il problema va considerato in una dimensione europea e internazionale.
IN CONCLUSIONE
Senza questi concreti e precisi indirizzi, le nostre parole rischiano non solo di diventare vuote e generiche, ma anche “multi uso” ed esposte al rischio di vera e propria schizofrenia.
Da una parte infatti altisonanti dichiarazioni di principio affermando l’universo dei diritti da garantire ad ognuno, dall’altra c’è una prassi che nega quanto affermato e crea distanza abissale tra quanto è scritto e quanto è praticato. Da decenni ci occupiamo e ci preoccupiamo delle dipendenze tradizionali( droghe , alcool , tabacco) ma abbiamo perso di vista che la più grande dipendenza è la mancanza dei diritti e di uguaglianza tra i cittadini che le criminalità organizzate sfruttano.
lunedì 29 dicembre 2008
Libera informazione quotidiana
Solo la rete ci può venire in aiuto ma le informazioni sono disperse in una infinità di siti e blog.....prima si passava la vita davanti alla Tv , ora davanti al computer: non mi sembra un gran miglioramento.
Qui fornirò consigli per una informazione quotidiana e veloce....perchè la vita va vissuta in famiglia, con gli amici e magari anche per AIUTARE GLI ALTRI perchè ci sono già molte persone in giro che hanno bisogno di aiuto.
Il problema economico è sentito un po' da tutti ma anche dedicare 3-4 ore la settimana al volontariato è di aiuto per queste associazioni che ormai vedono drasticamente diminuire le entrate.
E poi è un momento di socializzazione vero....senza bisogno di incentivi al divertimento come la musica da sballo o l'alcool: cmq ricordiamo che un bicchiere al giorno toglie il medico di torno (....o era una mela?)
Una informazione veloce in 3 semplici passi ( per i drogati seguirà anche una lista di link...buon divertimento!!!!)
1) RASSEGNA STAMPA: fondamentale per farsi una idea in generale delle notizie del giorno.
Molti siti fanno questo lavoro per voi , io seguo quella di http://19luglio1992.com/
Blog di Salvatore Borsellino.
Se vi mancano le immagini guardate un po' di servizi http://tv.repubblica.it/home
2) OPINIONE DI UN GRANDE GIORNALISTA: e qui mi dispiace ma sono di parte ed il mio preferito è Travaglio (...e Corrias e Gomez) e quindi consiglio Il cannocchiale .
Ma ognuno può scegliere il giornalista che preferisce .... riporterò molti blog più in basso così potrete decidere il più adatto a voi.
3) SDRAMMATIZZIAMO UN PO: molto importante per iniziare bene la giornata ......io ormai sono diventata comici di Colorado Cafè e Zelig dipendente. Oppure guardatevi un po' di satira nel sito NON RASSEGNA STAMPA .
Fate una ricerca su internet oppure comodissimo è Facebook dove potete pubblicare un po' del vostro materiale preferito e rivederlo all'occorrenza.
Ma ognuno segua i suoi gusti personali infatti chi preferisce può ascoltare della buona musica, fare 2 chiacchiere con un amico o guardarsi foto di paesi lontani (....l'Australia!!!!).
Ecco i miei semplici tre consigli.....ma se avete tempo approfondite il più possibile.
INFORMATEVI E POI....PASSATEPAROLA
P.S. Ognuno ha i suoi metodi e gusti ....aspetto anche i vostri consigli,
ELENCO LINK
P.S. molti di questi blog e siti offrono un servizio di newsletter via mail....potrebbe essere un modo per essere sempre informati sugli argomenti trattati !
Inchieste di Report ...... materiale video
Exit di La 7
Annozero con tutte le puntate
Arcoiris
Blog Beppe Grillo ...................blog grandi personaggi e giornalisti
Telejato Tg locale di Partinico : da copiare!!!
Blog di Gianni Barbacetto
Blog di Daniele Martinelli
Blog di Ferruccio Pinotti : grandi inchieste
Blog di Sandro Ruotolo
Piero Ricca.org
19luglio1992
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